Studi durante l’incontro a Santa Margherita Ligure

25 aprile 2008
I INCONTRO – Giovanni 8:31-36
Tra le grandi parole d’ordine del 700 illuminista e poi dell’ 800, ve né una fondamentale: LIBERTA’.
La Libertà è una delle tre parole d’ordine della rivoluzione francese (libertè, egalitè, fraternitè)
Ovviamente questa parola ha avuto un importanza in tutte le civiltà, e in tutti i periodi storici, faccio una citazione famosa, una per tutte,come esempio, la dichiarazione dello stato della Pensylvania:
“l’uomo ha diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità”
E questi tre beni, due teoricamente garantiti, uno ipotetico, credo rimangono anche oggi inalterabili. La vita è infatti un diritto inalienabile, la libertà è l’anelito di ogni essere umano e la felicità è una chimera che ci sfugge.Ovviamente la parola Libertà è una di quelle parole inflazionate, usate sempre e da tutti, ma ognuno la usa con significati diversi.
Per esempio i movimenti liberali dell’800, affermavano il diritto alla libertà nelle parole, ma lo negavano nei fatti. In società dove non esisteva il diritto a manifestare liberamente le proprie idee la parola libertà assumeva per la borghesia nascente l’accezione di libertà di pensiero, ma d’altro canto affianco a questa borghesia esisteva una grande massa di braccianti sfruttati. In una società ingiusta dove si lottava per sopravvivere alla fame, il diritto fondamentale era la giustizia. La libertà di pensiero era un lusso di fronte al dramma di vedere i propri figli morire di fame, per cui Libertà per questi ultimi significava affrancamento dalla schiavitù, libertà di vivere una vita dignitosa, senza essere soggetti a padroni che abusavano non soltanto delle loro braccia.
Il 900 ha quindi ritenuto che la libertà di pensiero portata avanti dalla borghesia, fosse un lusso non necessario.
Il nazionalismo ha parlato di rinuncia alla libertà per la grandezza della nazione.
Il socialismo, cosiddetto reale, ha privilegiato la giustizia sociale a discapito delle libertà individuali.
Oggi potremmo dire che viviamo nel secolo della libertà, apparentemente ogni essere umano può dirsi libero di fare le sue scelte, ma purtroppo oggi possiamo anche dire che l’Uomo è diventato schiavo della sua libertà
Dostoevskij, nel suo romanzo i fratelli Karamazov, fa parlare il grande inquisitore di Spagna con Gesù.
L’inquisitore dice: Tu vuoi andare verso il mondo e ci vai a mani vuote, con non so che promessa di una libertà che gli uomini, nella loro semplicità e nella loro innata speranza non riescono neppure a concepire, che temono e fuggono, perché mai nulla è stato per l’uomo e la società umana più intollerante della libertà.
Alla fine dell’episodio la soluzione che l’inquisitore trova per rendere felici gli esseri umani è quella di togliere loro la libertà che li angosciava e che li rendeva infelici, offrendo al posto regole a cui attenersi.
Alcuni studiosi oggi affermano in termini diversi le stesse cose del grande scrittore russo. L’essere umano è un infelice proprio perché paradossalmente non sa gestire questa liberà e si perde.
Ma è poi vero che l’essere umano oggi è totalmente libero? Nel nostro secolo la libertà è diventata solo un nome senza significato. La libertà che la nostra società proclama è una libertà esteriore ed astratta.
Certamente non siamo più schiavi come lo si era prima della Rivoluzione francese o prima del sorgere del movimento operaio internazionale e nessuno si sognerebbe mai di negare i progressi che si sono fatti sul piano sociale e politico, grazie a questi due grossi movimenti rivoluzionari,tuttavia non possiamo dire oggi di essere veramente liberi.
Per certi aspetti siamo nella stessa situazione degli interlocutori giudei con i quali Gesù si trova a dialogare in questo testo.
Gesù offre ai suoi interlocutori la libertà. I giudei si scandalizzano di questa promessa: “Cosa dici, noi non abbiamo bisogno di essere liberati. Noi siamo progenie di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno”. Tuttavia da un attento esame storico sembra che essi abbiano un po’ esagerato. Infatti sappiamo bene che gli Ebrei hanno alle spalle una storia nella quale,politicamente,sono stati quasi sempre asserviti! Egiziani, Siriani,Assisi, babilonesi,Persiani, i tirannici successori di Alessandro Magno e poi i Romani, si sono avvicendati quasi ininterrottamente nel tenere sotto il tallone di ferro o (di rado) il guanto di velluto un popolo asservito. Eppure essi affermano di essere liberi, mai stati schiavi.
Nella legge, effettivamente era scritto che nessun Giudeo, seppur povero, doveva mai diventare schiavo di un altro. E bisogna dire che gli Ebrei, anche se prigionieri di popoli stranieri non si sono mai assoggettati completamente in quanto si sono sempre rifiutati di adorare altri dei e per questo erano disposti anche a subire la tortura e la morte. Giuseppe Flavio, descrivendo appunto il comportamento dei Giudei affermava:
“Hanno un inviolabile attaccamento alla libertà e dicono che Yawhè è il loro solo sovrano e Signore.”
Quando i Giudei reagiscono duramente alle parole di Gesù, non solo si sentono offesi nell’orgoglio, ma stanno ribadendo una loro confessione di fede. Infatti affermano: “Noi siamo figli di Abramo”.
Questo senso di libertà li portava a sentirsi liberi anche se assoggettati a popoli stranieri che li opprimevano e perfino li sradicavano dalla loro terra, costringendoli a lavorare come schiavi. Schiavi, ma liberi, sembra un controsenso, ma nel loro caso si trattava di una libertà interiore. Seppure in catene, non erano piegati e soggiogati completamente alla volontà dei loro oppressori.
Gesù mette in discussione questa loro pretesa di libertà. In pratica dice loro che il loro sentirsi liberi interiormente era solo un illusione.
Notate bene che Gesù fa questi discorsi proprio a persone che credevano in DIO.
Pensate… se Gesù avesse pronunciato gli stessi discorsi oggi ad un gruppo di persone sedute nei banchi di una chiesa evangelica. Quale sarebbe stata la loro reazione? In pratica se avesse detto loro: voi che state liberamente e tranquillamente seduti a pregare e a cantare inni di lode al vostro Dio, siete degli schiavi, non siete delle persone libere. Come pensate avrebbero reagito questi credenti a questa provocazione?
Bhè, in un primo momento forse si sarebbero stupiti. E con giusta ragione, perché gli italiani, al momento non sono dominati da nessuna potenza straniera. Ma poi avrebbero cominciato a discutere tra loro e forse molti avrebbero affermato che in fondo in fondo proprio liberi non lo sono. Chi per un motivo, chi per un altro nessuno si sarebbe sentito veramente di poter affermare in tutta franchezza di essere veramente un uomo, una donna libera.
Si, in teoria siamo liberi, ma liberi di scegliere ciò che già altri hanno scelto per noi.
Il mitragliamento pubblicitario dei MASS MEDIA è tale che ci troviamo vestiti o svestiti nello stesso modo, a mangiare le stesse cose, a vivere allo stesso modo, incapaci di liberarci dai messaggi coniati per noi da esperti manipolatori, da ideologie consumistiche che ci vogliono sempre e solo intenti a badare a nostri bisogni (spesso indotti), alle nostre auto, alle nostre case, e ad elevare il nostro standard di vita.
E se vogliamo farci strada nella società, essere qualcuno, contare qualcosa siamo condizionati da comportamenti precostituiti che pur non condividendo, spesso accettiamo supinamente perché ci dicono:
“Il buon dirigente se vuole fare carriera si comporta così”,”l’operaio se vuole diventare caporeparto deve agire in questo modo”, “il commerciante se vuole portare a casa i soldi deve accettare certe leggi di mercato”
Siamo spesso condizionati anche nei nostri rapporti sociali. Nei luoghi di lavoro vige la competizione, il pettegolezzo, il sopruso, l’ipocrisia, ci dobbiamo fare gli affari nostri e quindi per quieto vivere stiamo zitti davanti ai giochi di interesse e alle piccole o grandi violenze quotidiane.
Non siamo liberi, siamo fortemente condizionati dai valori e dalle prassi che la nostra società ci propone e che noi spesso accettiamo come qualcosa di inevitabile.
Ma forse qualcuno che fino a quel momento aveva ascoltato tutti questi discorsi dalla sua panca, ad un certo punto non ce la fa più e reagisce sbottando: “Anche se è vero che siamo condizionati dal mondo esterno come voi dite, tuttavia noi siamo veramente liberi interiormente, noi abbiamo creduto nella Bibbia, mettiamo in pratica l’insegnamento di Dio e siamo per questo motivo dei salvati e su questo non c’è minimamente da dubitare!!!”
Ma si può essere liberi interiormente e comportarci nella società come se non lo fossimo? La libertà interiore non dovrebbe produrre dei gesti concreti di liberazione anche esterna?
Si può scindere così nettamente la libertà spirituale da quella materiale?
La realtà è che tutti gli esseri umani vorrebbero essere liberi, ma tutti gli esseri umani sono schiavi del peccato. L’apostolo Paolo scrive ai romani: Che dire dunque, noi siamo forse superiori?No, affatto!Perchè abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci sono sottoposti al peccato, perché com’è scritto: Non c’è nessun giusto, neppure uno” (Romani 3:9ss).
Il nostro peccato è l’esserci adagiati, esserci lasciati condizionare dal peccato del nostro secolo, che poi è il peccato di tutti i secoli: l’egoismo, pensarci al centro di ogni cosa. E la nostra società ci aiuta in questo senso, perché è tutta impostata al soddisfacimento dei nostri bisogni personali. Non è un mistero che il 10%della popolazione mondiale consuma il 90% delle risorse del pianeta. Non è un mistero che questa sete di benessere del primo mondo ha portato ad un livello di inquinamento del nostro pianeta, che oramai potrà durare solo per qualche generazione, chissà se i nostri nipoti potranno sopravvivere.
Il peccato ieri come oggi è il pensarci autonomi, pensare che bastiamo a noi stessi, perché non vogliamo dipendere da nessuno, tantomeno da Dio. Il peccato è crederci noi al centro di tutto.
Il peccato, in una frase, è fare della nostra vita il centro dell’Universo. E’ non voler ammettere che senza di Dio la vita non ha senso.
Vedete, ci sono gli atei conclamati che negano Dio, lasciandolo completamente e coscientemente fuori dalla propria vita ma ci sono anche dei credenti che relegano Dio solo nella sfera spirituale.
E’ paradossale, ma anche persone che hanno incontrato Dio possono poi essere prigioniere del peccato.
In fondo era la situazione dei Giudei al tempo di Gesù.
Da un punto di vista Biblico, l’essere umano non è libero, non può diventare libero con i suoi sforzi, non è libero mai. Perché è la nostra condizione umana e quindi di peccatori a renderci intrinsecamente dipendenti da peccato e quindi schiavi del peccato.Per il semplice fatto di essere uomini e donne fatti di carne ed ossa siamo peccatori, schiavi della nostra natura.
Leggere: Romani 7:14-25
Nessuno è libero.
DOMANDE DI RIFLESSIONE -
Possiamo essere veramente liberi? Quali sono le antiche e moderne forme di schiavitù?
Perché non riusciamo a liberarci da soli dalle varie forme di schiavitù di cui siamo vittime?
Si può essere liberi fuori e schiavi dentro? Si può essere schiavi fuori e liberi dentro?
Esiste una libertà senza regole? Quale dovrebbe essere il nostro rapporto con le regole?
SE tu fossi completamente libero che cosa ne faresti della tua libertà?II INCONTRO
Come possiamo liberarci da questo peccato e vivere nella libertà?
Il nostro testo ci dice: Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.
Quando nella Bibbia viene usato il verbo conoscere esso non si riferisce in primo luogo alla sfera intellettuale, per la Bibbia non si conoscere solo mediante un acquisizione mentale, ma si conosce in modo esistenziale, esperienziale (Addirittura nel caso di Adamo il verbo ha una connotazione di conoscenza fisica). Nel termine biblico non si fa una riflessione su che cosa è vero, non si cerca di capire che cosa è la verità, ma si entra in relazione con la verità, si esperimenta nella propria vita che cosa è vero, o meglio chi è la verità.
Inoltre, siccome la verità non è un concetto astratto, proprio perché non è una teoria, non è una formula che può essere imparata a memoria, non la si può possedere, non si ha la verità, la verità non può essere patrimonio di un gruppo di persone a discapito di altre che non la possiedono.
La verità non è una formulazione di pensiero, e neanche un dogma che alcuni possono decidere che è vero e che perciò altri debbono accettare.
La verità siccome non è imposta dall’alto, è un’acquisizione individuale.
Inoltre la verità non è una cosa che si conquista una volta per tutte, ma è una scoperta costante. Non esiste una verità assoluta, la verità si rivela si apre a ciascuno di noi, la verità è come un incontro si scopre nella relazione, è come un cammino, si rivela mentre lo percorri, è come un tramonto che non è mai identico a quello che hai visto il giorno prima.
Gesù è la verità.
Gesù, sempre in Giovanni, un giorno disse ai suoi : Io sono la via la verità e la vita(Giovanni 14:6)
Che significa che Gesù è la verità? Significa che la verità si scopre nell’incontro con Cristo.

C’era un tale che volendo conoscere la verità si avvicinò all’uomo saggio
e lo assillò affinché gli consegnasse la verità. L’uomo saggio che voleva
evidentemente levarselo dalle scatole, gli consegnò un libro dove -gli
disse- avrebbe trovato tutte le risposte. Mise però una condizione, e cioè
che non avrebbe dovuto pensare alle scimmie. L’uomo rispose che non ci
sarebbero stati problemi perché lui alle scimmie non ci aveva mai pensato.
Ebbene, dopo tre giorni riportò il libro al saggio dicendogli di
riprenderselo che lui la verità non l’avrebbe voluta più conoscere perché da
quando aveva preso il libro, le scimmie avevano cominciato a perseguitarlo;
aveva visto scimmie dappertutto, di giorno, di notte, gli si erano
arrampicate sul letto, e quel che è peggio, gli si erano conficcate nel
cervello e non se ne volevano più andare.

Nessuno può consegnarci la verità, neppure l’uomo più saggio. Chi vuole la
verità come si può avere un chilo di farina, avrà in cambio soltanto le
scimmie. La verità non è un possesso, qualcosa che si può avere. La verità
è un incontro che può cambiare la vita: l’incontro con colui che con la sua
sola parola ha il potere di guarirci e salvarci: Gesù Cristo.

E’ un racconto un po strano: due discepoli di Gesù si trovano faccia faccia con lui e non lo riconoscono. Sono confusi, fino a qualche giorno prima, affianco al loro maestro tutto sembrava essere chiaro, ora che lui è morto non capiscono più niente,sono disorientati e si pongono tante domande: Era lui il messia? E se lo era, come mai ha fatto la fine che ha fatto? E come mai Dio ha permesso tutto questo? Da che parte stà Dio?

Esempio: i due discepoli di Emmaus (Luca 24:13-35)

La loro mente è sconvolta, poi c’è tanta delusione e scoraggiamento.
Mentre erano tormentati da tutti questi dubbi, si avvicina loro uno sconosciuto che sembra essere molto disinformato su quanto era successo recentemente a Gerusalemme, ma accade una cosa strana, quello che sembrava essere uno straniero che viveva lontano dal mondo e dalla realtà, spiega loro le Scritture, ripercorre la storia di Dio con il suo popolo.
Dopo queste spiegazioni le cose sembrano essere più chiare per i discepoli di Emmaus, adesso cominciano a capire.
Ma la cosa che vorrei che notaste in questo testo è che capire non è tutto. Uno può avere le idee chiare, può avvicinarsi alla verità fino a toccarla, arrivare a capire, a comprendere, eppure non basta…..
Gli occhi della loro mente si sono aperti, ma gli occhi del loro cuore sono ancora chiusi.
Nel libro il piccolo principe, l’autore scrive: “ecco il mio segreto: è molto semplice. Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.
Si può comprendere la verità con la testa, ma specialmente nelle cose spirituali la verità si esperimenta col cuore.
E come si fa ad esperimentare con il cuore le cose di DIO?
Qui non si tratta di sentimentalismo, di emotività. Non si tratta di contrapporre il razionale all’emozionale. Non si tratta di mettere in parallelo due tipi di intelligenza, quella razionale e quella emotiva.
Si tratta di contrapporre l’umano con il divino, la limitazione delle nostre menti, con la potenza dello Spirito santo.
Ecco perché la verità non è un traguardo della nostra razionalità, ma può essere solo un miracolo, un dono che il Signore ci fa.
Ed è proprio ciò che avviene ai due di Emmaus. Avevano compreso, ma non avevano ancora riconosciuto Cristo.
Il testo ci dice che i loro occhi si aprirono mentre spezzava il pane.
Per la mentalità ebraica, spezzare il pane significa avere comunione…. (l’Ebreo non poteva condividere la stessa mensa con chi non era in comunione)
Gli occhi dei discepoli si aprono solo quando Gesù entra in comunione con loro.
Si comprende la verità solo quando il Signore entra in comunione con noi e quando noi siamo in comunione con lui.
Un giorno Gesù paragona il rapporto tra lui e i suoi ad una vite e ai suoi tralci (Giovanni 15). Solo se il tralcio è intimamente connesso alla vite può vivere e portare frutto. In altri termini solo se siamo uniti a Cristo possiamo sperimentare la vera vita. E sempre in quel contesto Gesù dice ai suoi che li considera suoi amici “perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio”.
Sempre nel libro di Antoine de Saint-Exupéry, un giorno una volpe chiese al piccolo principe di addomesticarla, in pratica la volpe voleva stabilire con lui un rapporto di amicizia. Creare dei legami?- disse il piccolo principe- Certo rispose la volpe “tu fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi, ma se tu mi addomestichi (se noi stabiliamo dei legami), noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo.”
Siamo liberi se conosciamo Cristo/la Verità nella nostra vita, se abbiamo con lui un profondo rapporto di amicizia, se creeremo con lui un legame di profonda amicizia. Lui sarà unico per noi e noi saremo speciali agli occhi suoi.
Ma ritorniamo ad una nostra precedente domanda: i giudei adoratori di Jawhe non avevano realmente incontrato Dio perché non avevano riconosciuto Cristo, come avevano fatto i due discepoli sulla via di Emmaus. In realtà erano prigionieri nei lacci di una religione,si illudevano di essere liberi e di conoscere la verità.
Quand’è che questo può succedere anche a noi?
Quando perdiamo il rapporto vivente con Cristo e ci muoviamo nell’ambito della religione. E allora si diventa schiavi. Paolo scrivendo ai Galati dice: Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi, state dunque saldi e non vi lasciate dunque porre sotto il giogo della schiavitù. (Galati 5:1).
Questo succede quando noi confondiamo la Verità che è l’incontro con Cristo con la verità delle tradizioni religiose, questo succede quando noi trasformiamo la verità che libera in una verità che rende schiavi, quando usiamo la Bibbia così come gli Ebrei usavano la legge, cioè mettiamo sulle spalle delle persone dei pesi, delle regole così come facevano i farisei. Questo succede quando noi mettiamo la Chiesa al posto di Cristo, cioè quando diamo un eccessivo spazio alla struttura e alla organizzazione della chiesa fino ad affermare che fuori dalla chiesa non c’è salvezza (extra ecclesia nulla salus)
In poche parole succede quando noi sostituiamo la verità dell’incontro con Cristo con le nostre verità limitate che sono umane e perciò inevitabilmente legate al peccato.

DOMANDE DI RIFLESSIONE
Commentate le seguenti affermazioni:
La verità non è un concetto astratto, proprio perché non è una teoria, non è una formula che può essere imparata a memoria, non la si può possedere, non si ha la verità, la verità non può essere patrimonio di un gruppo di persone a discapito di altre che non la possiedono.
La verità non è una formulazione di pensiero, e neanche un dogma che alcuni possono decidere che è vero e che perciò altri debbono accettare.
La verità non è una cosa che si conquista una volta per tutte, ma è una scoperta costante. Non esiste una verità assoluta, la verità si rivela si apre a ciascuno di noi, la verità è come un incontro si scopre nella relazione, è come un cammino si rivela mentre lo percorri, è come un tramonto che non è mai identico a quello che hai visto il giorno prima.
In che modo noi possiamo perdere la libertà se ci lasciamo imprigionare dalla religione?
La Verità può spaventare?
Personaggi come M.L.King hanno detto una verità scomoda (Quest’anno ricorre il 50ennale della sua morte). La Verità spesso è scomoda. Annunciare la Verità può essere anche pericoloso perché ci porta a prendere posizioni radicali. Siamo pronti a pagarne il prezzo?